Solo polpette?

di Gianpaolo Giacobbo

Amo le trattorie, le osterie, i luoghi d’incontro attorno al tavolo che non necessariamente sanno di antico ma che siano in grado di restituirmi una vibrazione nuova. Mi piace pensare a ciò che rappresentavano un tempo. Ristorante come luogo di ristoro per i viandanti, mete per gente fuori casa che in questi luoghi trovavano conforto. Il grande spartiacque, per quanto mi riguarda, risiede proprio su questo punto. Quanto può essere in grado un locale di darmi quella sensazione di accoglienza di cui ho bisogno quando sono fuori casa? Con casa non intendo solo le mura domestiche quanto il luogo che mi appartiene. Non voglio fare il “radical chic”, ma troppo spesso alcuni ristoranti sortiscono in me l’effetto contrario. Dal momento che la centralità viene data al piatto nella sua forma e anche nella sua sostanza, si sottovaluta troppo spesso ciò che lo circonda. Non intendo solo il bello o l’elegante ma qualcosa di armonico e caldo, fragrante che non dipende solo dall’arredamento o dai colori della stanza.

Mi trovavo a Milano, in uno di quei giorni tipici del mio lavoro, in affiancamento a Federica un’agente che rappresenta Arkè in questa città tanto affascinante quanto complicata. In questa Milano che, non ditelo ai milanesi, sa ancora di paese con le logiche della provincia sebbene le piaccia indossare le vesti della grande città europea. Per inciso, questo è un’aspetto che amo di Milano. Gli agenti che collaborano con Arkè, oramai sanno che, nella pausa pranzo, amo provare le trattorie fuori dai riflettori, quelle identitarie, loro lo sanno, quelle che piacciono a me. 

Arriviamo da Piero e Pia, un piccolo ristorante a pochi minuti da Porta Venezia che propone una cucina tradizionale di stampo piacentino.  Al di la dei salumi tipici di gran livello o dei Pisarei e Fasö di tradizione piacentina fatti comediocomanda, a rapirmi sono state alcune polpettine proposte come benvenuto al nostro arrivo. Immaginate delle ciliegine di un impasto magico fritte magistralmente proposte senza troppi sfronzoli. Due cose, nessuna spuma o strisciata di nero di seppia, ma solo qualche polpetta al centro del tavolo mentre chiacchieravo di vita e di Rock con Fede, Mauro e il Frog. 

Quelle polpette mi sono rimaste nel cuore, ci ho pensato tutto il viaggio di ritorno ed ora mi trovo a scriverne anche un pezzo. Ho cenato in bellissimi ristoranti in tutto il mondo da Tokyo a San Francisco lungo il 45 parallelo, di alcuni ho ricordi molto belli di altri non ricordo nemmeno la porta d’entrata. Ecco a mio avviso un gran piatto è quello che non si fa dimenticare al di la del rumore che fa.

Due silenziose polpette proposte, senza troppe presentazioni, da Micaela, i piatti che non si fotografano, si mangiano, beh, quelle polpette rimarranno tra i miei più bei ricordi.

 

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