Testo Gianpaolo Giacobbo
Foto Claudio Francavilla
Nel 1965 Bob Dylan al Newport Folk Festival con Like a Rolling Stone unisce la musica Folk al Rock. Quel concerto in particolare rappresenta il taglio del cordone ombelicale dal Folk. Molti parlano del passaggio di Dylan dall’acustico all’elettrico ma quel concerto fu molto di più, una vera e propria svolta della storia del Rock. Un atto sofferto ma inevitabile che lo avrebbe traghettato nella sua nuova vita. Una vita fatta di cambi di rotta e di visioni anticonvenzionali generando uno stile a cui egli stesso sente la necessità di fuggire non appena diventa mainstream. Un percorso senza risposte o meglio dove le risposte ci sono ma soffiano nel vento. Nel corso degli anni lo abbiamo visto scomporre la sua storia per evitare che si banalizzasse. Non sempre ce l’ha fatta, spesso il pubblico ha bisogno di rincorrere un modello dove trova conforto e dove in qualche modo si riconosce.
La diversità, l’ignoto, l’imprevedibilità sembrano quasi essere nemici da combattere mentre è proprio in questo territorio che si nasconde l’espressività più autentica. Questo tipo di visione non nega il passato, anzi, su di esso si poggia. Non condanna i protagonisti del passato ma alimenta la consapevolezza del tempo che passa. Di fatto il folk continua a rimanere e a piacere, ma da quell’atto rivoluzionario di Dylan abbiamo conosciuto un mondo nuovo. Per cui ben vengano i cambiamenti e le nuove visioni. Quando sia il momento di cambiare non si sa, i greci lo chiamavano Kronos, per cui accade al momento giusto, qui e ora, si fa, adesso, subito.
Dylan l’ha fatto.
What about wine?
La foto è stata scattata in un piovoso 2 luglio 2004 a Villa Pisani, Stra (VE)
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